Infarto e ictus potrebbero avere origine nell’intestino

Una recente ricerca condotta da un team italiano ha individuato un nuovo possibile collegamento tra intestino, apparato cardiovascolare e cervello. Il meccanismo alla base di questa relazione sembra essere associato al colesterolo e a una molecola prodotta da specifici batteri del microbiota intestinale.

Il gruppo guidato da Francesco Violi, professore emerito della Sapienza di Roma, ha focalizzato l’attenzione sul lipopolisaccaride (LPS), un componente della membrana dei batteri Gram negativi come Escherichia coli. Secondo i risultati ottenuti, il LPS può superare la barriera intestinale, raggiungere il sangue e depositarsi sulle pareti delle arterie, generando un’infiammazione silenziosa ma persistente.

Con il passare del tempo, questo stato infiammatorio può indebolire i vasi sanguigni e favorire l’aggregazione delle piastrine, aumentando così il rischio di trombi responsabili di infarti e ictus. Anche studi su modelli animali confermano il potenziale pro-trombotico del LPS.

Il ruolo del microbiota e l’importanza del suo equilibrio

La scoperta rafforza l’idea che la salute dell’intestino influenzi direttamente il benessere cardiovascolare. Diventa quindi fondamentale analizzare la composizione del microbiota per individuare eventuali squilibri che possono favorire un aumento del LPS nel circolo sanguigno.

Moderni strumenti come il test del DNA per la disbiosi intestinale consentono oggi di valutare con precisione la flora batterica, permettendo di identificare tempestivamente condizioni alterate del microbiota che possono contribuire a uno stato infiammatorio cronico.

Riconoscere in anticipo la presenza di una disbiosi può rappresentare un passo importante nella prevenzione delle patologie cardiovascolari legate all’infiammazione di basso grado, aprendo la strada a percorsi personalizzati di monitoraggio e intervento.

Prospettive future

I ricercatori stanno ora lavorando per individuare strategie in grado di bloccare l’azione del lipopolisaccaride o impedirne il passaggio dall’intestino al sangue. L’obiettivo è sviluppare terapie mirate in grado di ridurre il rischio di eventi cardiovascolari gravi, offrendo nuove prospettive nella prevenzione di infarto e ictus.

Scopri il test del DNA per la disbiosi intestinale